Contro la rete?
Sono confuso. Concordare con quanto afferma Nicholas Carr attraverso la rivista Atlantic mi mette paura, a disagio. Presupporrebbe incondizionatamente il cadere di molteplici mie credenze e interessi che hanno alimentato la mia crescita, da ragazzino che muoveva i suoi primi passi su Internet (nel lontanissimo oramai 1996) fino ad oggi (anni in cui professo e divulgo con piacere le potenzialità che la rete ha nello stimolare e “potenziare” le possibilità comunicative e quindi di condivisione di una persona).
Carr afferma, in sostanza, che l’universo mediatico che ci circonda gira ad una velocità oltremodo digeribile per la nostra mente. Come se mangiassimo una quantità spropositata di pietanze in maniera rapida e confusa tanto da non apprezzarne più sapori e caratteristiche proprie (spero la metafora regga).
Certo le sue sono sensazioni, supposizioni, dubbi. E considerando l’argomento ritengo, molto umilmente, siano da non prendere sotto gamba in quanto colui che le esterna è lo stesso che per primo ha ipotizzato il paradosso tecnologico (secondo il quale la tecnologia non designa nessun vantaggio competitivo, bensì una commodity per ogni azienda).
Rimane a noi stessi, usufruttori della rete, filtrare autonomamente il contenuto tramite essa trasmesso allo scopo di renderlo partecipe del nostro miglioramento e crescita, in un mix ideale fra apprendimento nodale (della rete) e classico (della carta) perché ognuno dei due modi, delle due vie verso la regina “esperienza” ha i suoi pregi e i suoi difetti.
Non ci rimane che continuare ad essere designatori del nostro cammino…come sempre abbiamo fatto (solo ora con piĂą e diversi strumenti).
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