Una questione di ruoli non scritti

La crescita d’importanza che sta caratterizzando i nuovi e tanti social media (alcuni famosi facebook; linkedin; etc..etc..ve n’è un coacervo spropositato) sta sempre più rendendo ruoli e parti delle persone che li usano più soggetti alla metamorfosi, caratterizzati da mezze tinte più che da toni accesi e definiti.
“La relazione con una persona che potrebbe essere il mio superiore, è la stessa nel momento in cui condivido parte della mia vita con la stessa online?”
Da una parte abbiamo alcune regole e disegni che paiono definiti alla partecipazione di questi mondi:
- PARTECIPARE ad una discussione nelle sue fasi iniziali, quando la stessa prende forma
- Identificare CHI SIAMO, chi rappresentiamo e con quali ruoli viviamo lo scambio di opinioni
- Cercare di fornire un CONTRIBUTO CHE SIA UN CONTRIBUTO a meno di esser tacciati quali spammer
Dall’altro v’è l’esistenza di INDEFINITE CARATTERIZZAZIONI E RUOLI che allo stesso modo sono adottate:
- Mettiamo il caso che qualcuno mi segua su Twitter, è un insulto/una cosa poco corretta non seguirlo a mia volta?
- Nel caso in cui intrattenga uno scambio di messaggi con un/un’utente tramite Likedin o Facebook, sarebbe appropriato poterlo/la telefonare direttamente in ufficio?
- Inserendo un contentuto all’interno di un social network gestito da un editore o altri soggetti di un settore particolare, come dovrei comportarmi se volessi far referenza di un articolo di una testata concorrente?
Molto altro ancora si potrebbe dire. Ma fermiamoci un attimo a pensare ai possibili riverberi che questi strumenti potrebbero nel momento in cui si affaccino prepotentemente anche in ambito aziendale (come ad esempio cerca di fare socialtext)…i ruoli saranno sempre RUOLI?
Quanti e quali altri aspetti nascosti della rete che viviamo quotidianamente esistono e che pensiamo possano essere (incondizionatamente) gestiti solo perchè non ci chiediamo se al di fuori del grande web non li abbiamo mai trattati?
Grazie a Mark per il contributo!
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