
Note e musiche concepite come stonate, echeggiano in senso inverso. Potrebbe essere solo una loro scorretta interpretazione, o meglio, perché costoro non si pongono ad ascoltare invece di credere di sapere già cos’è la vita? Inconsapevoli che differente dovrebbe essere sono a loro modo semplici misconoscenti di tante cause immobili e bisognose di carne, grazie a cui avanzare.
Eppure, io.
Credo nella condivisione del tempo. Oggi sono residente nel mio momento soltanto a metà perché circondato da passato e futuro. In passato altri sono stati e in futuro altri saranno, per cui quando sogno so che non è certa la sua futura realtà ne tanto meno la sua irrealizzabile eventualità . E’ insito nel sogno stesso la caratteristica di poter essere e al tempo stesso di non poter assolutamente non essere. Difatti, sono qui a ricordarmi delle vanità che avrei voluto e che oggi sono gradevolmente a respingere, ben felice che nulla di esse si sia mai avverata come quando in tempi passati alle mie speranze vociferavo. Inverso è invece il desiderio di qualcosa che con molta difficoltà si fa largo fra le ignavie attuali e che con la sua sola spinta riesce a portarmi al cammino, costantemente e senza pausa prego me stesso di preferire il più sano e condivisibile all’eccesso che solo privatamente farebbe godere delle sue virtù.
Ora sono fermo dinanzi la fabbrica del mio ricordo, sento soffi nuovi provenire da antiche rovine abbandonate dove il Sole non era solito tramontare, dove il cuore….
Perché? Son solo tempi andati?  E dopodomani?
No. Solo con belle e pazze parole si possono affrontare le carenze, quasi come non si stesse parlando di nulla ma soltanto di speranza. È questa una forza apparente che sovente si nasconde, si batte contro la volontà del suo stesso segreto. Alimenta troppe volte la causa per la quale ci sentiamo soli e senza coscienza – non certo incoscienti  - una causa da cui allontanarsi senza separarsene mai, perché diverrebbe una manchevolezza imperdonabile.
Spesso accade domani che non siamo quelli di ieri, ciò che ci riguarda, i nostri sogni, la nostra vita, i nostri pezzi. È sangue che scorre sulla pelle, è la capacità d’ognuno di chiedere aiuto e di tendere una mano per dare, per ricevere. Capita di perderci senza poterci fermare, impotenti ma capaci di sentire quello che gl’altri han da dire, da urlare.
Ma l’altri, chiusi in tutto, avvertono spari e simili in vicinanza loro. Non gridano mai aiuto, ma ne ammirano semplicemente la fascinosa idea che rappresenta per chi ne ha bisogno (non certamente solo in forma concreta).
Chi ama i pensieri sciolti com’io vorrei? Beh, quel qualcuno potrebbe parlarmi del suo fiato dannato, della sua prigionia? Perché non è raro che un mare celi le bugie, non so il motivo di tali trappole. Eppure la strada che segue quel vecchio sentiero coglie ognuno in flagrante e, ciò detto, si ritorna a casa invece di proseguire. Continuando si saprebbe cosa cambiare, spezzare e poi ricollegare, dobbiamo solo vederlo e sfacciatamente dimostrarlo. È quel “che†a ridarci la naturalezza del nostro pensiero, non alzando la voce ma sussurrando.
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